{"id":2,"date":"2010-06-10T10:55:01","date_gmt":"2010-06-10T10:55:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.visitarefano.it\/?page_id=2"},"modified":"2010-06-10T16:12:36","modified_gmt":"2010-06-10T16:12:36","slug":"info","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.visitarefano.it\/?page_id=2","title":{"rendered":"Visitare Fano"},"content":{"rendered":"<h2>Fano romana e medievale<\/h2>\n<p><a href=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-37\" title=\"fano_1\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_1.jpg\" alt=\"fano\" width=\"220\" height=\"253\" \/><\/a>La citt\u00e0 ha antiche origine umbre e divenne poi possedimento romano col nome di Fanum Fortunae  collegato al leggendario Tempio della Fortuna. Il tempio fu eretto sembra in occasione della vittoria romana del 207 a.C. lungo le sponde del fiume Metauro per celebrare la vittoria sul generale cartaginese Asdrubale; quest\u2019ultimo varcate le Alpi con gli elefanti intendeva congiungersi al fratello Annibale, ma venne ucciso dalle legioni romane che sbaragliarono il suo esercito proprio in prossimit\u00e0 di Fano.<br \/>\nIl celebre architetto Vitruvio Pollione (sec. I a.C.) vi costru\u00ec, nel foro, una basilica, i cui resti, secondo alcuni archeologi, sarebbero da individuare nell\u2019area sottostante alla Chiesa di S. Agostino. La struttura urbanistica \u00e8 quindi legata all\u2019epoca Romana a cui risalgono le imponenti mura connesse all\u2019Arco di Augusto, antica porta di accesso alla citt\u00e0 dalla via Flaminia voluta dal Console Flaminio. La via consolare, resa stabile nel 223 a.C, entrava nella citt\u00e0 di Fano \u00a0segnando il decumanus maximus (attuale via Arco di Augusto) e ripartiva per Rimini, uscendo dalla Porta della Mandria, collegando cos\u00ec Roma con l\u2019Adriatico e con il nord d\u2019Italia.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-38\" title=\"fano_2\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_2.jpg\" alt=\"\" width=\"237\" height=\"228\" \/><\/a>L\u2019Arco, non trionfale ma porta urbica, viene dedicato all\u2019imperatore Augusto(Caio Giulio Cesare Ottaviano), dalla popolazione della dedotta Colonia Julia Fanestri, come ringraziamento per aver innalzato le alte mura (9 sec d.C.) a difesa del castrum. Si tratta di uno dei pochi archi con attico, quasi totalmente perduto, esistenti ancora in Italia (altri sono ad Aosta e l\u2019altro, Spello).<br \/>\nImportanti reperti romani si conservano nel Museo Archeologico della citt\u00e0, una raccolta epigrafica, statue, busti e teste tra cui una splendida testa muliebre con pettinatura all\u2019Ottavia, il cippo graccano, e mosaici tra cui il Nettuno e quello detto della\u00a0 \u201cpantera\u201d, un tappeto musivo ben conservato risalente ipoteticamente al II sec. d.C. di colore bianco e nero con motivi geometrici, cornici a matasse e la raffigurazione della pantera nella parte centrale.<\/p>\n<h3>Fano malatestiana<\/h3>\n<p>Dopo le distruzione delle invasioni gotiche, Fano pass\u00f2 sotto l\u2019esarcato di Ravenna divenendo parte della Pentapoli Marittima, ma nella met\u00e0 del 700 divenne pomo della discordia tra papato e impero per il possesso del territorio.<br \/>\nDi queste lotte ne seppero approfittare i Fanesi rendendosi indipendenti ed elevando la citt\u00e0, nel XII secolo, a libero Comune.<br \/>\nA causa delle prepotenze dei municipi vicini, Fano si alle\u00f2 alla Repubblica di Venezia con la quale firm\u00f2 un trattato di amicizia (anno 1140) durato circa due secoli, ma infine come tutti i territori limitrofi, dovette assoggettarsi alla Chiesa. In epoca medievale non mancarono le discordie tra le nobili famiglie della citt\u00e0 appartenenti alle fazioni politiche rivali dei Guelfi e dei Ghibellini: i Del Cassero e i Da Carignano. In questo stato di disordine i Malatesti, potenti signori della vicina Romagna che avevano mire espansionistiche nella Marca, imposero la loro signoria, dopo aver eliminato gli esponenti delle due maggiori famiglie nobiliari.<br \/>\nL\u2019episodio del cruento eccidio avvenuto nell\u2019anno 1304, in cui morirono Guido Del Cassero e Angelo Da Carignano, gettati in mare a largo di Cattolica dai sicari di Malatestino Malatesta, viene descritto da Dante Alighieri nel XXVIII Canto dell\u2019Inferno della Divina Commedia. I Malatesta, nominati vicari del Papa governarono per circa due secoli durante i quali la citt\u00e0 benefici\u00f2 della munificenza di Sigismondo Pandolfo, signore di Rimini, i cui domini andavano da Cervia a Senigallia. Nella Corte fanese condusse Ginevra d\u2019Este, sua prima moglie e poi la seconda, Polissena Sforza.<br \/>\nLa dominazione malatestiana si concluse nel 1463 dopo un lungo assedio tenuto dall\u2019irriducibile nemico di Sigismondo Pandolfo: Federico da Montefeltro.<br \/>\nQuest\u2019ultimo consegna Fano alla Chiesa, la quale concede alla citt\u00e0 la \u2018libertas ecclesiastica\u2019.<br \/>\nRisalenti all\u2019epoca medievale sono la Cattedrale, il Palazzo della Ragione. Restano dell\u2019epoca Malatestiana le Tombe e la Corte, la Rocca e la Porta Maggiore con il Bastione e le mura.<\/p>\n<h2>Fano dal classicismo al neoclassicismo<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-41\" title=\"fano_3\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_3-300x288.jpg\" alt=\"fano\" width=\"300\" height=\"288\" srcset=\"https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_3-300x288.jpg 300w, https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_3.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Ottenuta la libert\u00e0 la citt\u00e0 dimostr\u00f2 di volerla mantenere ma gli eventi precipitano. Dopo l\u2019uccisione\u00a0 del governatore pontificio Paolo Cybo, il sanguinario Cesare Borgia, figlio di Papa Alessadro VI, fece di Fano uno dei capisaldi del suo Ducato di Romagna.<br \/>\nQuesta pseudo libert\u00e0 vacillava quindi ogni qualvolta veniva eletto un nuovo pontefice a causa del forte nepotismo che gettava la citt\u00e0 in balia alle aspirazioni dei congiunti del Papa.<br \/>\nInevitabilmente le continue lotte condussero infine a portare il Consiglio civico in mani a poche famiglie privilegiate.<br \/>\nFra gli aspetti positivi, il mecenatismo di nobili e prelati che port\u00f2 a Fano ad operare artisti famosi le cui opere abbelliscono ancora oggi le Chiese e i Palazzi della citt\u00e0. Giungono dalla Lombardia i noti \u201cMastri comacini\u201d che gelosamente custodivano i segreti del loro operato, come lo scalpellino Bernardino di Pietro da Carona e Giovanni Bosso. Tra gli architetti Jacopo Sansovino \u00a0a cui viene attribuita la progettazione di fine \u2018 500 della Chiesa e convento di San Paterniano e Antonio e Luca San Gallo che rinforzarono le mura con un grande bastione angolare.<br \/>\nDell\u2019epoca rinascimentale restano la Casa degli Arnolfi e l\u2019arco Borgia Cybo a memoria dell\u2019 ottenuta libert\u00e0 ecclesiastica, la facciata della Chiesa e Loggia di San Michele e il loggiato della Chiesa di Santa Maria Nuova in cui si conservano opere di Raffaello Sanzio, del Perugino e Giovanni Santi, un coro ligneo intarsiato opera dei fratelli Barili da Siena.<br \/>\nDel XVI sec. la fontana di piazza XX settembre ornata con la statuetta simbolo della dea della Fortuna delll\u2019urbinate Donnino Ambrosi.<br \/>\nL\u2019epoca barocca ha dato a Fano la bella chiesa di San Pietro in Valle, un\u2019autentica galleria di ori e stucchi, marmi e pitture tra cui la volta affrescata dall\u2019urbinate baroccesco Antonio Viviani detto il sordo con le storie di San Pietro<br \/>\nIn campo pittorico furono attivi a Fano tra XVI e XVII sec. il Domenichino (Duomo \u2013 episodi della Vita della Vergine), Ludovico Carracci (Duomo). Altre opere di grandi pittori sono presenti nella Pinacoteca della citt\u00e0: Reni, Guercino, Domenichino, Cantarini, Guerrieri, Santi, Giambono, e i pittori fanesi. Nell\u2019antico Palazzo della Ragione c\u2019\u00e8 il Teatro della Fortuna eretto da Giacomo Torelli ma ridisegnato da Luigi Poletti nell\u2019ottocento.<\/p>\n<h2>La chiesa di Santa Maria Nuova a Fano<\/h2>\n<p><a href=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-46\" title=\"fano_4\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_4-300x225.jpg\" alt=\"fano\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_4-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_4.jpg 312w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E\u2019 l\u2019antica chiesa del SS. Salvatore che i Minori osservanti ottennero nel 1518 (la riconsacrazione ebbe per\u00f2 luogo solo nel l557), trasferendovisi (portale, pale e coro compresi) dall\u2019antico loro omonimo convento extraurbano in localit\u00e0 S. Lazzaro.<br \/>\nDi tale periodo resta il bel portico a tre campate, abbellito dal ricomposto portale a candeliere dell\u2019antica chiesa abbandonata, opera pregevolissima dello scalpellino-scultore Bernardino di Pietro da Carona realizzata nel 1498.<br \/>\nL\u2019interno fu invece completamente rinnovato dopo il 1708 su disegno di Domenico Vici e tipici dello stile tardobarocco sono i medaglioni ovoidali con immagini di Santi posti ad ornamento delle paraste, la volta a sesto ribassato e i grandi altari dipinti a finti marmi Splendide opere d\u2019arte sono le pale poste nel primo e secondo altare sulla sinistra: raffiguranti la prima la Visitazione (dipinto fra i pi\u00f9 apprezzati di Giovanni Santi) e la seconda l\u2019Annunciazione (fra i dipinti pi\u00f9 soavi e gentili di Pietro Vannucci detto il Perugino), entrambe databili intorno al 1488-90.<br \/>\nNon meno prezioso, nel terzo altare sulla destra, \u00e8 il complesso comprendente la grande pala della Madonna in trono con il Bambino e Santi (opera firmata dal Perugino e datata 1497), la sovrastante lunetta della Piet\u00e0 e la bellissima predella con i cinque scomparti delle Storie della Vergine (Nascita, Presentazione al Tempio, Sposalizio, Annunciazione e Assunzione) alla cui realizzazione c\u2019\u00e8 chi pensa abbia collaborato il quattordicenne Raffaello Sanzio, allievo allora del Perugino.<br \/>\nDi grande pregio \u00e8 il coro intarsiato e intagliato dai fratelli senesi Antonio e ndrea Barili che lo portarono a termine nel 1489. Proviene dall\u2019antica chiesa di S. Lazzaro ed ha purtroppo subito manomissioni e rifacimenti per i danni subiti nel corso dei secoli e soprattutto in seguito al crollo del campanile durante il secondo conflitto mondiale.<br \/>\nUsciti dalla chiesa si prende la via Alavolini che ha sulla sinistra la mole imponente dell\u2019antico Palazzo Alavolini (poi Borgogelli-Ottaviani e Franchi-De Cavalieri). L\u2019edificio \u00e8 formato da due fabbriche distinte, separate da un vicoletto e unite sul fronte da un\u2019unica facciata.<br \/>\nAll\u2019interno del primo fabbricato meritano una visita il grande scalone settecentesco (affine ad altri scaloni coevi attribuiti ad Arcangelo e Andrea Vici) e il salone del piano nobile con pregevole soffitto ligneo a cassettoni (sec. XVI) e raffinate composizioni a stucco sulle pareti con episodi mitologici in chiave rococ\u00f2 opera del plasticatore milanese Giuseppe Tamanti (seconda met\u00e0 del sec. XVIII).<br \/>\nIl secondo fabbricato ha invece un luminoso atrio con graziosi portaletti rinascimentali, aperto mediante tre arcate su un vasto giardino a cui fa da sfondo una parete monumentale a timpano con nicchione centrale, statua di S. Michele e sottostante fontana (sec. XVIII).<br \/>\nProseguendo, la via Alavolini sfocia in via Montevecchio davanti al severo Palazzo Vescovile, ricostruito quasi interamente nella seconda met\u00e0 del sec. XVII, ma che conserva sulla destra anche una parte del primitivo paramento romanico con tracce di elementi scultorei coevi (sec. XII).<br \/>\nNell\u2019atrio e nei saloni del piano superiore sono conservate alcune epigrafi romane, una testa di Cibele, (o di Tyche-Fortuna) appartenuta ad una statua di grandi dimensioni e diverse tele dei secoli XVII e XVIII,\u00a0 comprese opere del Guerrieri (Virt\u00f9 Cardinali) e del Ceccarini (Martirio di S. Lucia).<br \/>\nNello stesso palazzo ha anche sede l\u2019Archivio Diocesano e Capitolare che custodisce importanti documenti (pergamene, codici, corali, libri di adunanze e contabili, lettere, ecc.) oltre a messali, parati, pastorali, vasi e arredi sacri.<br \/>\nPercorrendo via Montevecchio in direzione ovest, si raggiunge e oltrepassa il piccolo voltone che sfocia nella raccolta piazzetta Cleofilo, dominata dalla spoglia facciata tardocinquecentesca della chiesa di S. Maria del Suffragio.<\/p>\n<h2>La Basilica Cattedrale<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-47\" title=\"fano_6\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_6.jpg\" alt=\"fano\" width=\"181\" height=\"225\" \/>Le sue origini, sotto il titolo di S. Maria Maggiore, sono forse anteriori al X secolo, ma l\u2019attuale costruzione, dedicata all\u2019Assunta e che accoglie sotto la mensa dell\u2019altare maggiore le ossa del vescovo-comprotettore<br \/>\nS. Fortunato, risale al 1140. E\u2019 infatti posteriore all\u2019incendio che nel 1124 distrusse la vecchia cattedrale: chiesa che avrebbe a sua volta sostituito la prima minuscola protocattedrale di S. Pietro in Episcopio.<br \/>\nArtefice \u2018docta manu\u2019 della ricostruzione fu quel Magister Rainerus di cui fa cenno l\u2019antica epigrafe conservata all\u2019interno della chiesa.<br \/>\nOggi, pertanto, l\u2019edificio si presenta con una facciata tipicamente romanica a strutture miste di laterizi e pietra arenaria, rustica e arcaica nella sua semplicit\u00e0. Semplice e bello \u00e8 soprattutto il portale con evidenti influssi cosmateschi nelle decorazioni a tarsie marmoree che ravvivano i pilastrini e gli archi della strombatura, alternati alle lisce colonnette in marmo bianco e rosa: il tutto contrapposto alle immagini in forte rilievo dell\u2019agnello divino scolpito al centro dell\u2019architrave.<br \/>\nLa cornice scolpita del grande occhio superiore denuncia purtroppo il vuoto dell\u2019antico rosone scomparso; come pure scomparsi sono gli originali bacini in ceramica sopra gli archetti ciechi dello pseudologgiato laterale.<br \/>\nL\u2019interno (a tre navate con basse volte a crociera e massicci pilastri un tempo polilobati) \u00e8 purtroppo ricoperto da un amorfo intonaco giallino che nasconde gli originari paramenti a mattone, fatta eccezione per alcune arcate rimesse a nudo durante il generale restauro del 1940-41.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-48\" title=\"fano_7\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_7.jpg\" alt=\"fano\" width=\"204\" height=\"135\" \/>La struttura generale della chiesa resta comunque quella originaria, eccezione fatta per il presbiterio dove le tre cappelle attuali hanno sostituito altrettante absidi e dove \u00e8 scomparsa l\u2019antica cripta di cui restano tracce sulla parete a destra del transetto. Anche le cappelle laterali sono state aggiunte in tempi successivi.<br \/>\nL\u2019imponente pulpito \u00e8 opera frammentaria cos\u00ec composta nel 1941 mettendo insieme sculture varie appartenute all\u2019antica chiesa come i quattro arcaici leoni stilofori, le cornici zoomorfe a fascia e gli stupendi altorilievi della balaustra (Adorazione e Sogno dei Magi, Annunciazione e Visitazione, Fuga in Egitto e Sogno di<br \/>\nS. Giuseppe, oltre ai Pastori adoranti utilizzati per la cattedra vescovile), provenienti forse tutti dall\u2019antica tribuna scomparsa e non lontano, per modello e stile, dalle opere dei maggiori maestri romanici dell\u2019area lombardo-emiliana.<br \/>\nSul retro di due lastre un\u2019iscrizione e un bellissimo bucranio con festone e patera documentano la provenienza delle stesse da un\u2019antica ara votiva dedicata agli Dei Mani.<br \/>\nMolto probabile, d\u2019altronde, \u00e8 che in epoca romana sorgessero sull\u2019area della Cattedrale e del retrostante Episcopio uno o pi\u00f9 edifici sacri pagani da cui non possono non provenire i vari frammenti statuari e scultorei rinvenuti (e in massima parte asportati) in tempi diversi.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_8.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-49\" title=\"fano_8\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_8.jpg\" alt=\"fano\" width=\"181\" height=\"211\" \/><\/a>E\u2019 rimasto in loco, dopo essere stato riutilizzato per scolpirvi sul retro una maestosa figura regale assisa in trono, un frammento di fregio che presenta i volti umanizzati di due misteriose maschere gemelle. Altra interessante opera scultorea \u00e8 il frammento del cosiddetto sarcofago del citarista, riutilizzato per la moderna tomba del vescovo Vincenzo Del Signore (seconda cappella sulla destra), che pare raffigurare il noto episodio di Re David danzante.<br \/>\nLa terza cappella, sempre sulla destra, \u00e8 la fastosa Cappella Nolfi, cos\u00ec denominata dai patrizi fanesi Guido e Cesare Nolfi che dopo il 1604 la fecero interamente trasformare con la collaborazione di artisti vari, compreso l\u2019architetto Girolamo Rainaldi, che diede il disegno per la ricca decorazione plastica della volta e delle pareti laterali (realizzate dallo stuccatore Pietro Solari) nei cui riquadri Domenico Zampieri (il Domenichino) affresc\u00f2 tra il 1618 e il 1619 i sedici bellissimi episodi della Vita della Vergine.<br \/>\nDell\u2019anconetano Andrea Lilli \u00e8 invece la grande tela raffigurante Il Paradiso e l\u2019Assunta (intorno al 1606) posta sulla parete dell\u2019altare, mentre dello scultore Francesco Caporale sono i busti dei due Nolfi collocati (dopo il 1612) sui rispettivi monumenti funebri. Altra importante opera pittorica \u00e8 la bella tela con la Vergine in Gloria e i Santi vescovi comprotettori Orso ed Eusebio di Ludovico Carracci (1613), posta sull\u2019altare della cappella a destra del presbiterio e affiancata dalle immagini di S. Antonio Abate e S. Francesco del fanese Bartolomeo Giangolini che del Carracci fu allievo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_9.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-50\" title=\"fano_9\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fano_9.jpg\" alt=\"fano\" width=\"189\" height=\"166\" \/><\/a>Dal lato opposto \u00e8 la settecentesca cappella del SS. Sacramento che ha sull\u2019altare un Ges\u00f9 con il SS. Sacramento del fanese Giuseppe Luzzi (sec. XVIII) e sulle pareti laterali due belle tele raffiguranti la Caduta della manna e l\u2019Ultima cena, opera entrambe di scuola bolognese, ma non immuni da influssi barocceschi (sec. XVII). Di un ignoto manierista forse locale \u00e8 invece la Caduta di S. Paolo da cavallo sull\u2019altare della prima cappella a destra.<br \/>\nLa grande Assunta che occupa la parete di fondo del coro \u00e8 infine opera di Sebastiano Ceccarini e sostituisce l\u2019antica ancona (forse un polittico) donata alla chiesa da Pandolfo III Malatesti nel 1427 e forse andata distrutta nell\u2019incendio che nel 1749 ebbe a devastare il presbiterio.<br \/>\nDono di Pandolfo III era stato anche il primo organo a tre ali, realizzato dal famoso Paolo d\u2019Adria che determin\u00f2 nel tempo la nascita e lo sviluppo di quella Cappella Musicale, rimasta in vita fino ai primi decenni del nostro secolo, che ebbe fra i suoi Maestri pi\u00f9 o meno noti il celebre Ludovico Grossi da Viadana (biennio 1610-12), il fanese Francesco Ferrari, Antonio Gaetano Pampini, Paolo Benedetto Bellinzani, Carlo Sodi, Francesco Vici, Vincenzo Rastrelli pure fanese, Giuseppe Ripini e diversi altri ancora.<br \/>\nUsciti dalla chiesa e tornati in via Arco d\u2019Augusto, si osservi sulla destra il caratteristico sperone angolare dell\u2019antica Casa degli Arnolfi, interessantissima costruzione che sopra un loggiato in pietra di epoca medioevale (oggi chiuso) ha due piani di finestre rinascimentali dalla palese impronta lauranesca e un finissimo cornicione in cotto lavorato coevo.<br \/>\nPoco pi\u00f9 avanti \u00e8 l\u2019incrocio con il corso Matteotti, l\u2019antico umbilicus della citt\u00e0 romana, il punto dove il decumanus maximus incontrava quello che era (anche se non tutti si dichiarano concordi) il cardo maximus.<br \/>\nQui, scavi effettuati sull\u2019area dell\u2019adiacente giardino di Piazza Amiani, ricavato alla fine del secolo scorso al posto del demolito monastero dei SS. Filippo e Giacomo, hanno fornito abbondante materiale archeologico e messo in luce i resti di un quadriportico (basi e capitelli in pietra e poche tracce dei fusti in laterizio) in cui si \u00e8 pensato di poter identificare i resti dell\u2019antico Forum della citt\u00e0 romana. Altri invece hanno ipotizzato trattarsi dell\u2019area porticata di una Palaestra (il tutto \u00e8 visibile nei sotterranei delle ex Scuole Elementari \u2018L. Rossi\u2019 che occupano parte del lato orientale dei suddetti giardini).<br \/>\nProseguendo ancora per via Arco d\u2019Augusto, si fiancheggia a destra l\u2019antico Palazzo Amiani (oggi Borgogelli-Avveduti) dall\u2019interessante portale in pietra con sovrastanti simboli araldici (gigli e drago alato): edificio che a partire dal 1641 ospit\u00f2 la sede della Accademia degli Scomposti, fondata dal nobile Gregorio Amiani nel 1641 e che fu la maggiore e la pi\u00f9 nota della citt\u00e0 nel corso dei secoli XVII e XVIII. Sulla sinistra si apre il piccolo sagrato antistante la vasta mole della chiesa di S. Domenico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fano romana e medievale La citt\u00e0 ha antiche origine umbre e divenne poi possedimento romano col nome di Fanum Fortunae collegato al leggendario Tempio della Fortuna. 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