{"id":17,"date":"2010-06-10T12:57:38","date_gmt":"2010-06-10T12:57:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.visitarefano.it\/?page_id=17"},"modified":"2013-07-25T19:06:59","modified_gmt":"2013-07-25T19:06:59","slug":"itinerari-fano-ed-entroterra","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.visitarefano.it\/?page_id=17","title":{"rendered":"Itinerari Fano ed entroterra"},"content":{"rendered":"<h2>Acqualagna, la capitale del tartufo<\/h2>\n<p>Acqualagna, \u00e8 ormai famosa come Capitale del \u201cTartufo fresco tutto l\u2019anno\u201d che non \u00e8 solo un modo di dire, ma una vera attivit\u00e0 professionale e una grande occasione per gli estimatori. In corrispondenza dei periodi di raccolta delle diverse variet\u00e0 di prodotto, nella cittadina si svolgono tre importanti manifestazioni fieristiche: Fiera Nazionale del Tartufo Bianco (fine ottobre &#8211; novembre) Fiera regionale del tartufo nero pregiato (penultima domenica di febbraio) Fiera regionale del Tartufo nero estivo (14 e 15 agosto).<br \/>\nCrocevia mondiale della produzione, del commercio e della degustazione del tartufo, Acqualagna richiama ogni anno con le sue fiere e manifestazioni, gourmet e appassionati da ogni parte d&#8217;Italia e d&#8217;Europa. Coloro che ne sono golosi sicuramente avranno fatto una sosta nei tanti ristoranti dove si pu\u00f2 gustare in tutte le sue fantasiose varianti.<br \/>\nLa piccola cittadina si trova alle pendici della bellissima Gola del Furlo, una delle sue principali attrattive: &#8216;canyon&#8217; dai colori cangianti attraversato dal fiume Candigliano, a cui si accede da una stretta galleria fatta scavare dall&#8217;imperatore Vespasiano nel 76 d.c. per aprire il varco alla via Flaminia. Oggi Riserva Naturale dello Stato, area floristica e faunistica molto importante.<br \/>\nAnche il paesaggio creato dall&#8217;uomo offre \u201cfrutti\u201d pregiati: dall&#8217;Abbazia romanica di San Vincenzo con la stupenda cripta, al Santuario della Madonna del Pelingo, alla chiesa romanico-gotica dell&#8217;Annunziata con portico ogivale e affreschi trecenteschi.<\/p>\n<h2>Fossombrone<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-55\" title=\"fossombrone\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fossombrone-300x209.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fossombrone-300x209.jpg 300w, https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/fossombrone.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Questa cittadina \u00e8 il maggior centro della media Val Metauro ed \u00e8 caratterizzato da un centro d\u2019impronta medievale disteso sul pendio di un colle e dominato da una Cittadella e dai ruderi della Rocca Malatestiana. La parte moderna del paese si estende sulla pianura su entrambi i lati del fiume Metauro mentre la zona industriale si trova lungo la via Flaminia, dopo la localit\u00e0 San Martino del Piano in direzione di Fano.<br \/>\nIl nome Fossombrone deriva da Forum Sempronii nome dell\u2019antico centro romano legato a sua volta alla figura del tribuno Caio Sempronio Gracco capitato in queste zone nel 133 a.C. per l\u2019applicazione della legge agraria.<br \/>\nL\u2019abitato era situato pi\u00f9 ad est dell\u2019attuale Fossombrone, in localit\u00e0 S.Martino del Piano, fu presto elevato al rango di municipio (I sec. a.C.)e conobbe un periodo di splendore in epoca imperiale. L\u2019antica citt\u00e0 fu devastata dai Goti nel V sec. e dopo la vittoria dei bizantini di Narsete entr\u00f2 sotto il dominio dell\u2019Esarcato di Ravenna componendo la cosiddetta Pentapoli Annonaria assieme ad Urbino, Cagli, Gubbio e Jesi. Il colpo di grazia all\u2019antico centro romano venne dato dai Longobardi di Liutprando che la distrussero nel corso dell\u2019VIII sec. gli abitanti costruirono il nuovo centro sul colle che sovrasta l\u2019attuale citt\u00e0.<br \/>\nFossombrone come risulta dai documenti scritti, rimase fuori dal dominio della chiesa fino al 999, dopo di che pass\u00f2 sotto il potere di papa Silvestro II. Durante i primi decenni del XIII sec. sotto il pontificato di Innocenzo III la citt\u00e0 fu feudo di Azzo VI d\u2019Este, passando successivamente al figlio Aldobrandino e poi Azzo VII. Nel 1228 la famiglia Este per meglio tutelare il proprio dominio su Fossombrone dalle mire espansionistiche dei signorotti vicini subinfeudarono la citt\u00e0 al vescovo Monaldo. Nei primi anni del XIV sec. lo Stato della Chiesa invest\u00ec la famiglia Malatesta a signori della citt\u00e0, e nel loro duro governo provvidero alla costruzione di imponenti fortificazioni. Nel 1444 Galeazzo Malatesta signore di Pesaro vendette la citt\u00e0 al conte Federico da Montefeltro, sotto la cui signoria, Fossombrone godette di un periodo di prosperit\u00e0 per il fiorire di produzioni di lana, carta, seta e per il rinnovamento edilizio. A Federico succedette il figlio Guidobaldo che vi dimor\u00f2 quasi costantemente a causa dell\u2019amenit\u00e0 del luogo e per il clima salubre, successe Francesco Maria Della Rovere nipote di Guidobaldo. Sotto i duchi Della Rovere la citt\u00e0 fu notevolmente ampliata, Francesco Maria II nel 1616 fece espandere l\u2019abitato nella zona pianeggiante al disotto del colle fino a toccare il fiume Metauro. Nel 1631 essendosi estinta la famiglia Della Rovere l\u2019intero ducato d\u2019Urbino e quindi anche Fossombrone passo sotto il diretto controllo della Chiesa del cui stato fece parte sino al 1860 anno di annessione al Regno d&#8217;Italia di cui seguir\u00e0 d\u2019ora in poi le vicende storiche. Danno un certo rilievo a Fossombrone alcune vie e quartieri del centro storico nati intorno al XV e XVI secolo, nel periodo in cui la cittadina fu eletta residenza di campagna della famiglia Della Rovere. Grande rilievo assume corso Garibaldi per i suoi palazzi quattro-cinquecenteschi come palazzo Staurenghi, Cattabeni, Comunale e Vescovile anche se hanno perso molto del loro antico splendore eccezion fatta per la Corte Alta. Tra gli edifici eclesiastici sono degni di nota le chiese di San Filippo, San Francesco, Sant&#8217;Agostino, Sant&#8217;Aldebrando sulla cittadella e la Cattedrale.<\/p>\n<h2>La Riserva Naturale della Gola del Furlo<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-57\" title=\"gola_del_furlo\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/gola_del_furlo-199x300.jpg\" alt=\"gola del furlo \" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/gola_del_furlo-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/gola_del_furlo.jpg 265w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/>Il Passo del Furlo si trova in provincia di Pesaro, sulla strada nazionale n.3 Flaminia a 35 km da Fano e 248 km da Roma. Ha grande fama storica per i grandiosi lavori che gli Etruschi prima e i Consoli e gli Imperatori romani poi vi fecero (muraglioni, tagli di roccia, gallerie) e per essere stato in tutti i tempi teatro di grandi battaglie. Il paesaggio \u00e8 suggestivo, pittoresco e selvaggio. Le pareti rocciose dei monti Pietralata e Paganuccio, prodotte dall&#8217;erosione delle acque del Candigliano, si innalzano per centinaia di metri a picco su un verde laghetto e formano la caratteristica Gola del Furlo dal singolare aspetto alpino e dal fascino unico, che la inserisce di diritto tra le maggiori attrattive dell&#8217;Italia centrale. Le acque del fiume Candigliano si gettano a poca distanza nello storico fiume Metauro che ricorda la sconfitta e la morte di Asdrubale. Il primo attraversamento della Gola del Furlo fu operato dagli Etruschi. Successivamente i Romani, con la realizzazione della Flaminia, aprirono una grande galleria tuttora utilizzata. La localit\u00e0 infatti prende il nome da Forulus e cio\u00e8 dalla grande galleria romana aperta nel 76 d.C. dall&#8217;lmperatore Vespasiano entro la quale tuttora passa la strada Flaminia. A poca distanza sorgono l&#8217;Abbazia di San Vincenzo detta di Petra Pertusa (antichissimo nome del Furlo), preziosa opera di stile romanico del Vl secolo, e il Santuario del Pelingo (1820). Degna di attenzione \u00e8 la tradizionale escavazione e lavorazione della pietra curata da bravi artigiani del luogo. Dalle cave vengono estratti anche fossili e minerali che destano interesse scientifico e rappresentano un elemento di curiosit\u00e0 per il turista. A pochi chilometri, l&#8217;antico borgo di Acqualagna \u00e8 noto come zona di produzione e mercato dei tartufi pi\u00f9 pregiati d&#8217;ltalia: l&#8217;appuntamento per i buongustai \u00e8 alla Fiera Nazionale del Tartufo (prima quindicina di Novembre). Il Fiume Candigliano, affluente del Metauro, attraversa la Gola del Furlo incidendo le pareti del Monte Paganuccio (m. 976) e del Monte Pietralata (m. 889). Il paesaggio e la morfologia della Gola del Furlo permettono di ricostruire la storia geologica italiana da pi\u00f9 di 200 milioni di anni fa: le sue rocce illustrano, come un atlante all&#8217;aperto, le principali formazioni dell&#8217;Appennino umbro-marchigiano.<br \/>\nLe pareti della Gola sono formate dalle rocce pi\u00f9 antiche, appartenenti alla formazione del Calcare Massiccio, mentre salendo sul Monte Pietralata si possono osservare tutte le formazioni superiori quali: la Corniola, il Rosso Ammonitico (tanto ricercato dagli amanti dei fossili), i Calcari Nodulari, la Maiolica e la Scaglia.<\/p>\n<h2>Sant&#8217;Angelo in Vado<\/h2>\n<p>Attraversando una scacchiera di terre lavorate, fra boschetti, viali di pini e piante ad alto fusto, una selva di campanili danno il benvenuto a Sant\u2019Angelo in Vado, capitale del tartufo bianco pregiato.<br \/>\nQuesta \u00e8 una terra accogliente e ospitale che vanta un primato di qualit\u00e0 per i prodotti tipici, non solo per il tartufo &#8211; re dei prodotti tipici marchigiani, ma anche per le carni D.O.C. e il Vin Santo.<br \/>\nMerita, quindi una visita il Centro Sperimentale di Tartuficoltura e la simulazione di cerca al tartufo.<br \/>\nAddentrandosi nel suggestivo centro storico, reso omogeneo dalle tante costruzioni in laterizio che si trovano lungo le viuzze medievali, spiccano eleganti palazzi, chiese con importanti opere d\u2019arte, come quelle dei fratelli Zuccari. Si visitano gli scavi archelogici della Domus con i suoi mosaici, le Chiese di San Filippo, di Santa Caterina delle Bastarde, la pala di Federico Zuccari nella Sala Consiliare, la copia anastatica della Divina Commedia illustrata da Federico Zuccari nel XVI sec. Interessante \u00e8 la simulazione di Cerca al Tartufo col tartufaio ed il suo fedele amico &#8220;il cane&#8221;.<\/p>\n<h2>Urbania<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-58\" title=\"urbania\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/urbania-268x300.jpg\" alt=\"urbania\" width=\"268\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/urbania-268x300.jpg 268w, https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/urbania.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 268px) 100vw, 268px\" \/>Situata in un ansa del Metauro, Urbania, si presenta come una cittadina ordinata, contornata da strade porticate, da palazzi storici e numerose e belle chiese che conservano autentici capolavori.<br \/>\nQuando si chiamava ancora Casteldurante, la cittadina era celebre per la maiolica, la cui produzione, raggiunse la massima raffinatezza, sotto il governo dei Della Rovere (XVI sec.).<br \/>\nAnche se le opere pi\u00f9 belle si trovano oggi sparse nei pi\u00f9 importanti musei del mondo, nel Palazzo Ducale, dimora preferita dal Duca Francesco Maria II Della Rovere, ne sono esposte alcune a partire dal XV sec.<br \/>\nQuesta tradizione non si \u00e8 mai perduta ed ancora oggi le tante botteghe del paese ripropongono lo stile inconfondibile dell\u2019istoriato e il decoro a \u201craffaellesche\u201d. Oltre alle maioliche, il Palazzo conserva due rarissimi globi del Mercatore e una ricchissima raccolta di disegni e incisioni del \u2018500 e \u2018600.<br \/>\nMeritano una visita la Cattedrale, la singolare Chiesa dei Morti, che ospita al suo interno il cimitero delle mummie.<\/p>\n<h2>Urbino, un tuffo nel Rinascimento.<\/h2>\n<p>Le origini di Urbino sono antichissime. Il nome Urvinum deriva probabilmente dal termine latino urvus (urvum \u00e8 il manico ricurvo dell&#8217;aratro).<br \/>\n<img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-60\" title=\"urbino\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/urbino-300x199.jpg\" alt=\"urbino\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/urbino-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/urbino.jpg 303w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Nel 1375 circa, Antonio da Montefeltro, una delle maggiori figure di soldato e di politico della seconda met\u00e0 del XIV secolo, seppe inserirsi nel gioco politico italiano del tempo, alleandosi nel 1376 con Firenze e Milano, legandosi quindi con Gian Galeazzo Visconti. Grazie al cresciuto prestigio, nel 1390, ottenne da parte del papa Bonifacio VIII il riconoscimento di tutti i suoi possessi. Tale situazione port\u00f2 conseguenze benefiche anche sulla citt\u00e0 che pot\u00e9 risollevarsi dallo stato di confusione in cui versava per le continue lotte, e pot\u00e9 vedere quel risveglio culturale ed edilizio, primo momento di quell&#8217;ascesa irresistibile cui and\u00f2 incontro durante il governo del suo grande nipote Federico. A lui si devono la costruzione del palazzo della casata, oggi sede dell&#8217;Universit\u00e0, nonch\u00e9 i primi contatti con il mondo della cultura, che portarono alla realizzazione di importanti opere artistiche.<\/p>\n<p>Gli successe Guidantonio che mantenne a sua volta un&#8217;accorta politica di equilibrio. Durante il suo dominio, nel 1416, i fratelli Lorenzo e Iacopo Salimbeni affrescarono l&#8217;oratorio di San Giovanni, portando nella citt\u00e0 le esperienze pi\u00f9 raffinate del gotico cortese.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-61\" title=\"urbino2\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/urbino2.jpg\" alt=\"urbino\" width=\"229\" height=\"160\" \/>Alla sua morte (1443) subentr\u00f2 il giovanissimo figlio Oddantonio che, appena sedicenne, non solo non seppe mantenere la politica di equilibrio, ma dilapid\u00f2 le scarse risorse economiche del ducato provocando una rivolta che sfoci\u00f2 nella congiura del 21 luglio 1444, durante la quale venne ucciso assieme a due ministri.<\/p>\n<p>E&#8217; a questo punto che compare la figura di Federico da Montefeltro, il personaggio pi\u00f9 illustre che legher\u00e0 la storia della citt\u00e0 alla propria fama. Figlio naturale di Guidantonio, fratellastro di Oddantonio divenne, alla sua morte, signore di Urbino.<br \/>\nDa allora la sua vita fu un esempio di perfetto principe rinascimentale, uno dei protagonisti della vita italiana di quel secolo, grande condottiero, ma anche grande umanista, colui che fece costruire da Luciano Laurana la sua residenza, quella &#8220;citt\u00e0 in forma di palazzo&#8221; secondo la definizione del Castiglione, che \u00e8 anche il primo esempio di complesso architettonico ed urbanistico strettamente legato alla natura.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/urbino31.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-64\" title=\"urbino3\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/urbino31.jpg\" alt=\"urbino\" width=\"135\" height=\"177\" \/><\/a>Negli anni successivi Federico da Montefeltro avr\u00e0 significativi riconoscimenti: il papa lo chiamer\u00e0 a Roma per nominarlo cavaliere di San Pietro e Gonfaloniere della Chiesa (poco dopo una sua figlia sposer\u00e0 un nipote del papa, Giovanni della Rovere); Il re d&#8217;Inghilterra, Edoardo IV, gli conferir\u00e0 l&#8217;Ordine della Giarrettiera; il re di Napoli l&#8217;Ordine dell&#8217;Ermellino.<br \/>\nLa morte lo sorprese nel 1482, con il figlio Guidubaldo ancora fanciullo.<\/p>\n<p>La sapiente tutela dello zio Ottaviano Ubaldini seppe conservargli tutti i poteri conquistati dal padre, anche se alterne vicende politiche italiane lo costrinsero ad abbandonare in fuga la citt\u00e0, sotto la pressione del Valentino che nel 1502 l&#8217;aveva conquistata. L&#8217;anno successivo, rientrato definitivamente in possesso del suo ducato, presero finalmente avvio anni sereni per la citt\u00e0 e per la corte. Sar\u00e0 proprio in tale clima culturale che si preparer\u00e0 e affermer\u00e0 il genio artistico di Raffello il quale, dopo la formazione nella bottega paterna e le prime opere eseguite per localit\u00e0 del ducato, si muover\u00e0 su raccomandazione di Giovanna Feltria Della Rovere &#8211; verso Firenze e Roma dove raggiunger\u00e0 il suo apice.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-63\" title=\"oratorio_san_giovanni\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/oratorio_san_giovanni.jpg\" alt=\"urbino\" width=\"209\" height=\"278\" \/>Unico problema della corte era la mancanza di eredi, cos\u00ec che, alla morte di Guidubaldo (1508) il ducato pass\u00f2 a Francesco Maria I della Rovere. Pur senza eguagliare gli splendori dei Montefeltro, la Corte roveresca continu\u00f2 a radunare attorno a s\u00e9 musicisti e scenografi, artisti e letterati: diverse sono le committenze a Tiziano, senza dimenticare le numerose opere fatte eseguire all&#8217;urbinate Federico Barocci che certamente costitu\u00ec l&#8217;aspetto pi\u00f9 qualificante della committenza degli ultimi Della Rovere.<\/p>\n<p>Ma il fatto pi\u00f9 negativo per la citt\u00e0 si verific\u00f2 quando la Corte, nel 1523, decise di trasferire la propria sede a Pesaro, con conseguente emarginazione di Urbino rispetto ai centri litoranei.<br \/>\nInizi\u00f2 un lungo periodo di declino che si protrasse fino all&#8217;epoca napoleonica la quale comport\u00f2 per Urbino, come per molte altre citt\u00e0 italiane, oltre alla soppressione di chiese, conventi e istituti religiosi, un ennesimo impoverimento del proprio patrimonio artistico con la distruzione di alcune opere (sculture in bronzo, fuse per scopi militari) e la deportazione di altre verso Milano, prima fra tutte la famosa Madonna col Bambino e Santi di Piero della Francesca che diventer\u00e0 la celebre &#8216;Pala di Brera&#8217;.<\/p>\n<h2>L\u2019eremo di Fonte Avellana.<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-66\" title=\"avellana\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/avellana-300x174.jpg\" alt=\"avellana\" width=\"300\" height=\"174\" srcset=\"https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/avellana-300x174.jpg 300w, https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/avellana.jpg 465w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>L&#8217;eremo di S. Croce di Fonte Avellana, in comune di Serra Sant&#8217;Abbondio, \u00e8 uno fra i monasteri pi\u00f9 celebri d&#8217;Italia e comunque, per molti aspetti, il pi\u00f9 importante centro monastico della regione.<br \/>\nLa sua origine \u00e8 molto incerta, come quella di altre istituzioni pi\u00f9 che millenarie. Con tutta probabilit\u00e0 fu fondato nel 977 dal beato Lodolfo, nobile eugubino, che costru\u00ec le prime misere celle alle falde del monte Catria nella diocesi di Gubbio, agli estremi confini settentrionali del ducato di Spoleto, nel territorio dell&#8217;antica citt\u00e0 di Luceoli.<br \/>\nLa chiesa, dedicata a S. Andrea, venne edificata proprio vicino a una limpida fonte che scaturiva all&#8217;ombra di alberi di noccioli, &#8220;prope fontem quae ad avellanarum radices scaturiebat&#8221;.<br \/>\nL&#8217;eremo si afferm\u00f2 sotto la guida di San Pier Damiano che fu priore dal 1043 al 1072. La sua forte personalit\u00e0 impresse al piccolo romitorio un&#8217;orma profonda e duratura.<br \/>\nDopo la morte di San Pier Damiano (22 febbraio 1072), il processo di ampliamento di Fonte Avellana non si arresta, tende anzi a svilupparsi ulteriormente per continui acquisti e donazioni di terre. Fonte Avellana diventa cos\u00ec un centro organizzatore di tutti gli aspetti della vita sociale ed economica delle comunit\u00e0 circostanti e in due secoli appena, all&#8217;inizio del secolo XI, raggiunse nell&#8217;Italia centrale una potenza economica, sociale e politica mai conseguita da nessuna altra congregazione religiosa. Il monastero sorge in una posizione rupestre quanto mai suggestiva.<br \/>\nSolitario, massiccio, esso si eleva su una propaggine del monte Catria (700 metri s.l.m.) e gli fanno degna corona monti ricoperti in gran parte da boschi.Si possono ammirare il chiostro, costruito in pietra ai tempi di S. Pier Damiano, come la suggestiva cripta, la possente e bella torre campanaria eretta nel 1482 dall&#8217;abate commendatario il cardinale Giuliano della Rovere, eletto poi papa col nome di Giulio B, la sagrestia, il refettorio e il coro finemente e pazientemente intagliati. Il locale pi\u00f9 singolare \u00e8 lo scriptorium voluto da S. Pier Damiano: un ambiente nudo, austero, ma luminoso, adibito ad officina libraria dove i monaci amanuensi ricopiavano i testi classici e miniavano gli antichi codici, che ancora oggi suscitano meraviglia e stupore.<br \/>\nE&#8217; situato nel corpo di fabbrica romano-gotico che, sostenuto da un grande arco, sporge nella parte pi\u00f9 antica del monastero. Quello che maggiormente sorprende il visitatore \u00e8, all&#8217;esterno, la complessa vastit\u00e0 dell&#8217;edificio e, nell&#8217;interno, il numero delle celle, l&#8217;ampiezza dei corridoi e la grandiosit\u00e0 delle sale.<\/p>\n<h2>Le grotte di Frasassi<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-67\" title=\"frasassi\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/frasassi-300x199.jpg\" alt=\"frasassi\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/frasassi-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/frasassi.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>I visitatori provano l&#8217;emozione di un mondo rovesciato, nascosto e bellissimo, fatto di ambienti suggestivi e ricchi di straordinarie sculture naturali, dove il silenzio \u00e8 rotto solo dallo stillicidio delle gocce d&#8217;acqua che rende il complesso vivo ed in continua evoluzione. I sensi vengono ingannati e non si riesce pi\u00f9 a valutare grandezza e distanze e la guida che ci accompagna, con le sue informazioni, ci sorprende e meraviglia. Le stalattiti, le stalagmiti, le colate calciche ed i laghetti cristallizzati, rappresentano la componente pi\u00f9 bella delle grotte e sono l&#8217;espressione finale del lungo lavoro svolto dall&#8217;acqua piovana sulla roccia. Infatti, se i calcari sono fessurati, l&#8217;acqua della pioggia, penetra attraverso la superficie del terreno, circola all&#8217;interno delle rocce seguendone le fessure e,  poich\u00e9 nell&#8217;acqua \u00e8 sempre presente una certa quantit\u00e0 di CO2, il calcare viene parzialmente sciolto e le fessure vengono allargate l\u00e0 dove la circolazione dell&#8217;acqua \u00e8 maggiore. Il continuo stillicidio causa la cessione dell&#8217;anidride carbonica dall&#8217;acqua all&#8217;aria, il bicarbonato, ceduta la CO2, diviene insolubile e si deposita producendo splendide concrezioni. Oggi le grotte sono aperte al pubblico che pu\u00f2 visitarle, accompagnato da guide professionali, su di un agevole percorso turistico della durata di circa 75 minuti.<\/p>\n<h2>I bronzi dorati di Pergola<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-68\" title=\"bronzi_pergola\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/bronzi_pergola-300x225.jpg\" alt=\"pergola\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/bronzi_pergola-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/bronzi_pergola.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il gruppo \u00e8 stato rinvenuto fuori da qualsiasi contesto urbano, non molto distante dall&#8217;intersezione tra la via Flaminia e la via Salaria Gallica. Il luogo di ritrovamento, isolato e periferico nel contesto storico antico, fa pensare che il gruppo sia stato rimosso dalla sua originale collocazione e accantonato in un ripostiglio in et\u00e0 tardoantica o bizantina, alcuni ipotizzano a causa di una damnatio memoriae ma questa tesi \u00e8 oggi sempre meno accreditata. Il luogo dell&#8217;originale collocazione \u00e8 ancora incerto, l&#8217;ipotesi pi\u00f9 accreditata \u00e8 quella che vede il gruppo posto su un basamento in un&#8217;area pubblica (probabilmente il foro) di una delle citt\u00e0 romane vicine al luogo del ritrovamento. Il gruppo \u00e8 composto da due cavalieri, due donne e due cavalli. Tutti i personaggi probabilmente facevano parte di un&#8217;unica famiglia di rango senatoriale. L&#8217;identificazione dei personaggi \u00e8 incerta e nel tempo si sono susseguite diverse ipotesi. Inizialmente si era identificato il gruppo con la famiglia imperiale dei Giulio-Claudi, datando le statue tra il 20 e il 30 e si erano interpretati i cavalieri come Nerone Cesare figlio di Germanico e Druso III e le donne come Livia Drusilla e Agrippina maggiore.<br \/>\nL&#8217;ipotesi attualmente pi\u00f9 accreditata prevede una datazione nell&#8217;et\u00e0 cesariana tra il 50 a.C. e il 30 a.C. e identifica i personaggi come appartenenti ad una prestigiosa famiglia legata al territorio del ritrovamento, l&#8217;ager Gallicus. All&#8217;interno di questo inquadramento storico rimangono diverse ipotesi di identificazione: le principali proposte vedono da una parte la famiglia dei Domizi Enobarbi, dall&#8217;altra la coppia composta da Marco Satrio (senatore e patrono di Sentinum, odierna Sassoferrato) e Lucio Minucio Basilo (originario di Cupra Maritima, odierna Cupra Marittima, futuro cesaricida). Un&#8217;ulteriore ipotesi vede il gruppo collocato originariamente nell&#8217;esedra dell&#8217;Heraion di Samo e i personaggi appartenenti alla famiglia di Cicerone, identificando con il cavaliere Cicerone stesso.<\/p>\n<h2>Il museo del Bal\u00ec<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-69\" title=\"museo_bali\" src=\"http:\/\/www.visitarefano.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/museo_bali.jpg\" alt=\"bali\" width=\"176\" height=\"99\" \/>La settecentesca Villa del Bal\u00ec \u00e8 la sede ideale per un centro dedicato alla scienza. Non solo per la sua elegante, spaziosa architettura, per i servizi e le strutture che la completano (osservatorio, ristorante, sala conferenze, foresteria), ma soprattutto per lo spirito e la passione che storicamente hanno caratterizzato il luogo: qui cinque secoli fa la nobile famiglia Negusanti osservava il cielo attraverso quattro torri di osservazione.<br \/>\nOggi, nella veste pi\u00f9 moderna di un &#8220;science centre&#8221;, il Museo del Bal\u00ec rinnova un\u2019antica tradizione di ricerca, nella speranza che il piacere della scoperta possa tornare a risiedere nella Villa e ad entusiasmare i visitatori di tutte le et\u00e0. Grazie all&#8217;approccio interattivo dell&#8217;esposizione e dei laboratori, il museo del Bal\u00ec presenta una scienza tutta da scoprire in prima persona; per molti l\u2019inizio di un\u2019 avventura da proseguire tutta la vita.<br \/>\nIl Bal\u00ec si propone come un patrimonio materiale (per il suo valore storico), ma anche immateriale, come nodo di una rete con le scuole, con gli altri musei e con le realt\u00e0 turistiche del Centro Italia e oltre. Una nuova porta della scienza si \u00e8 aperta, ognuno far\u00e0 le proprie scoperte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Acqualagna, la capitale del tartufo Acqualagna, \u00e8 ormai famosa come Capitale del \u201cTartufo fresco tutto l\u2019anno\u201d che non \u00e8 solo un modo di dire, ma una vera attivit\u00e0 professionale e una grande occasione per gli estimatori. 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